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In mille contro il forno elettrico a Cornigliano. Arriva un manipolo di operai Fiom e si sfiora lo scontro

Un pomeriggio di forte tensione durante la mobilitazione organizzata dai vari comitati cittadini contrari al progetto del forno elettrico e al piano di rilancio del governo sull’ex Ilva

L’appuntamento ai giardini Melis ha visto la partecipazione di centinaia di persone, con cartelli e striscioni che richiamavano i temi della salute, della tutela ambientale e della contrarietà alla nuova linea produttiva. A sorpresa, alla manifestazione sono arrivati anche i “sì forno elettrico”, che si definiscono cittadini e lavoratori che vivono il quartiere”. Si tratta di un gruppo a dir la verità piuttosto ristretto (anche davanti alla prefettura, in occasione del colloquio col ministro Urso, erano circa una decina), che però oggi è giunto “scortato” da una cinquantina di lavoratori della Fiom che hanno intonato lo slogan “senza lavoro c’è l’agitazione” che negli ultimi tempi ha sostituito lo slogan storico “pacta servanda sunt” che si riferiva all’accordo di programma dove si prevede, tra le altre cose, che la produzione a caldo non torni mai più a Cornigliano dove la cokeria è stata chiusa, gli abitanti speravano definitivamente, il 29 luglio 2005, dopo che già nel 2001 era stata emessa un’ordinanza di chiusura per motivi di salute pubblica.

Per alcuni minuti la piazza si è accesa, con cori contrapposti tra chi rivendicava il diritto primario alla salute e chi sottolineava la necessità di salvaguardare l’occupazione prima di tutto. La tensione ha fatto temere il peggio, ma non si è arrivati allo scontro fisico.

Dopo il raduno, il corteo dei “no forno” si è diretto verso lo stabilimento di Cornigliano intonando frasi come “La salute non si tocca”, “No forno elettrico” e “Abbiamo già dato”. Striscioni anche alle finestre di via Cornigliano. In uno campeggiava la scritta: “Dividi e impera? No grazie. Tutti uniti si vince”. “Divide et impera” è un motto latino che significa “dividi e domina”, una strategia che consiste nel dividere un popolo o un gruppo in più parti, alimentando rivalità e discordie interne per renderlo più facile da controllare e governare.

La frattura fra cittadini e lavoratori rimane dunque evidente: due visioni contrapposte sul destino dell’area ex Ilva, unite solo dall’idea che il futuro di Cornigliano non possa più essere rimandato.

Patrizia Avagnina, storica leader delle Donne di Cornigliano, ha ricordato come oggi in corteo ci fossero “tante figlie delle grandi donne del quartiere”, quelle che hanno combattuto per fare chiudere la cokeria, sostenendo comunque il diritto al lavoro. dei lavoratori della fabbrica. Avagnina ha anche ribadito che lo slogan del movimento resta lo stesso di tanti anni fa: ambiente, salute, lavoro. Ha sottolineato che spesso qualcuno dimentica lo spirito originario della loro battaglia e tende a dipingere il comitato come contrapposto ai lavoratori, ma la realtà – ha affermato – è diversa. Non si tratta di uno scontro fra fazioni, perché la lotta delle donne di Cornigliano è sempre stata a fianco della comunità e dei lavoratori stessi.

Avagnina ha spiegato che quando vede le magliette rosse della fabbrica non pensa alle provocazioni o a chi ha contribuito a dividere il quartiere dalle acciaierie, ma a figure come Guido Rossa, Samuni e Peirassi e tutti gli uomini che avevano aiutato la città a capire cosa accadeva dentro lo stabilimento e a costruire un percorso di consapevolezza comune. Ha ricordato con un sorriso amaro che oggi, nonostante le discussioni, il forno elettrico non ci sarà, mentre già negli anni Ottanta era stato proposto un ampliamento del “freddo” con l’assorbimento della manodopera del “caldo”. Quel progetto – ha aggiunto – non fu accettato né da Riva né da alcuni sindacalisti che allora preferirono firmare un accordo per l’altoforno fino al 2020 o per il forno elettrico di Riva, facendo perdere, a suo dire, una grande occasione di vita e lavoro senza l’incubo dell’inquinamento.

Ha ribadito che nessuno vuole mettersi contro i lavoratori, perché “noi stesse siamo lavoratrici e quelle famiglie e quei ragazzi sono i nostri”. Ma, ha aggiunto, in quell’area oggi servono lavori puliti, spazi nuovi come un parco e un campus universitario, capaci di dare prospettive diverse ai giovani. Avagnina ha richiamato le radici storiche di quelle scelte, ricordando che già Mussolini aveva individuato in quel luogo la logistica ideale per concentrare le fonderie, poi confluite nell’Italsider e successivamente nel Cogea. Ha raccontato come in passato si decise di salvare il Cogea, pur essendo un “buco”, sacrificando l’Italsider Campi: lei stessa era presente a quell’assemblea, e ancora ricorda come gli operai di Campi dessero ragione a chi chiedeva di salvare lo stabilimento.

Al Senato, ha riferito, aveva posto una domanda semplice: spiegare perché il forno elettrico dovrebbe essere compatibile con la vita di chi abita Cornigliano. Non spettava alle vittime dire perché non lo volevano, ma a chi lo proponeva dimostrare che non sarebbe stato nocivo. Ha ammesso di essere molto arrabbiata e stanca: dopo quarant’anni passati a combattere questa battaglia, con ore sottratte al lavoro e alla famiglia, si è chiesta “perché, per cosa?”. Tuttavia ha avvertito che non accetterà mai che Genova diventi il laboratorio di “prove generali di autoritarismo”, perché lei crede nella democrazia e vuole difenderla.

Avagnina ha anche commentato la contestazione ricevuta dalla Fiom, spiegando che a suo giudizio chi oggi indossa la maglietta rossa non è degno di quel simbolo. La Fiom del passato, ha detto, non era quella che si presentava con il cappello in mano per chiedere ripetutamente soldi per la cassa integrazione: quella vera avrebbe proposto alternative, come il potenziamento del freddo, e non avrebbe spinto su un forno che non serve.

Ha precisato, tuttavia, che il comitato non ha mai lasciato i lavoratori senza sostegno: anche quando non c’erano fondi statali, si erano trovate risorse nel piano di risanamento per garantire due mesi di cassa integrazione, perché dietro ci sono famiglie che vanno rispettate. Ciò che non accetta, ha aggiunto, è che si dica che le donne di Cornigliano “mangiano il pane a ufo”: sarebbe un’offesa ingiusta e intollerabile.

Infine ha concluso osservando che chi oggi insulta il comitato è spesso gente “violenta, con problemi personali e sociali”, che dovrebbe imparare a integrarsi davvero nel quartiere. Solo così – ha affermato – potrebbe cominciare a capire il significato autentico della parola solidarietà.

In corteo è stato anche portato uno striscione contro la sindaca Silvia Salis con una sua caricatura in cui la prima cittadina viene ritratta mentre consegna ai bimbi una “barretta all’acciaio e particolato”. “La satira va bene, a patto che non travalichi il buon gusto. Lo striscione esposto oggi alla manifestazione contro il forno elettrico ha superato quel limite. Come M5S ricordiamo agli autori che la sindaca non è solo la prima cittadina di Genova, ma anche una mamma. Siamo solidali con Silvia Salis e auspichiamo che chi dissente o manifesta contro un progetto o un’idea – diritto che difenderemo sempre in tutte le sedi – sappia però in futuro misurare i toni, evitando di trasformare un legittimo confronto democratico in un attacco personale”. Così, i portavoce del Movimento 5 Stelle Genova e Liguria a margine delle manifestazioni odierne. “Le battaglie politiche – aggiungono – si combattono con le idee e con il rispetto reciproco. È giusto che i cittadini facciano sentire la loro voce, ma è altrettanto giusto che lo facciano senza scadere nell’insulto. Genova ha bisogno di soluzioni condivise e di un confronto civile, non di provocazioni che rischiano di alzare il livello dello scontro”.

Alla manifestazione ha partecipato il presidente del Municipio Medio Ponente Fabio Ceraudo.

In corteo anche il consigliere municipale Leghista Maurizio Amorfini, ex vicepresidente del parlamentino. La Lega è l’unico partito che non ha inviato alcun commento sulla visita del ministro Urso, al quale era presente con i soli rappresentanti regionali.

In copertina: foto di Angelo Spanò


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